E' una riflessione che parte dalla campagna per l'acqua pubblica e cerca di coinvolgere in un unico ragionamento tutti quei movimenti che si battono in difesa dell'ambiente, dei diritti e per un nuovo stile di vita.
E' una riflessione soprattutto sulla "solitudine" di questi, sull'incapacità di creare una rete che abbia un peso politico e un referente politico. Le ultime elezioni amministrative dovrebbero aiutare a chiarire la situazione, a chiarirci se nei successi e negli insuccessi dei partiti troviamo la risposta a questo problema.
Nel frattempo manca un mese ai referendum del 12 e 13 giugno, dobbiamo tutti fare in modo di far vincere i SI', e questo giornalino nel suo piccolo ci prova. Buona lettura!
p.s.: oltre a questo articolo, potete trovare due mie recensioni. Clicca qui per scaricare il giornalino.
ARCI: COSTRUIRE LA RETE OLTRE IL CONFLITTO
In un mondo di rivendicazioni e proposte la sfida è creare una connessione tra movimenti
Il Mediterraneo sembra una polveriera: Egitto, Grecia, Albania, Tunisia sono animatida proteste di piazza, manifestazioni più omeno pacifiche e grandi sconvolgimenti politici-economici-sociali. In Italia, anche se non sembrerebbe agli occhi più distratti, è in atto una moltiplicazione di conflitti e lotte territoriali spesso ignorate da un’opinione pubblica più interessata ai vizietti (da film della commedia sexy anni ‘70) dei governantie del loro capo. Eppure in questi ultimi mesi possiamo elencarediverse lotte su molteplici temi: alle storichebattaglie dei No-Tav in Val di Susa e dei No-Dal Molin a Vicenza si sono aggiunte quelle contro il Ponte sullo stretto di Messina e le discarichenel napoletano. Decine poi i piccoli Comuni che si stanno battendo contro inceneritori, infrastrutture e asfalto. Il tema del consumo delterritorio e delle risorse è al centro di questebattaglie ambientaliste. Non sono da dimenticare le grandi mobilitazionistudentesche contro le cosiddette riforme della scuola e dell’università volute dal Ministro Gelmini. Migliaia di ragazzi in tutta Italia, accomunati dallo slogan “Noi la Crisi non la paghiamo”, hannoprovato a fermare la distruzione dell’istruzionepubblica proponendo una riforma al sistema. Ma drammatiche, per la vita e il futuro deisuoi protagonisti, sono state le tante iniziative suiluoghi di lavoro: operai sopra le gru e i tetti dellefabbriche (a Cuneo 4 operai sul tetto dell’AGC), scioperi, blocchi delle strade... tutte risposte che purtroppo non hanno impedito a multinazionali e non solo di “sfruttare” la crisi per de-localizzare le imprese in Paesi dove il costo del lavoro e la tuteladei diritti sono più bassi. Emblematico è l’episodio di Mirafiori: all’arroganza e al ricatto di alcuni manager un solosindacato, la FIOM, ha avuto il coraggio e la fermezza di difendere i diritti dei lavoratori. Il 28 gennaio ha proclamato uno sciopero della categoria, subito sostenuto da moltissimi movimenti, compresi quelli che quest’anno sono in prima linea per la campagna per i referendumper l’acqua pubblica, il nucleare e il legittimo impedimento. Questi referendum delineeranno il profilo dell’Italia di domani, il modo in cui sarannogestite le risorse e concepita la legalità nelnostro Paese. Resta però un problema irrisolto,che deve essere posto da Associazioni nazionali come l’ARCI: possibile che con questa ricchezza di conflitti sociali, rivendicazioni e proposte, ci sia una percezione del futuro oscuro e con poche speranze?
Non c’è il sospetto che questi siano tutti movimenti interessati al proprio cortile e non al disegno di un intero Paese perché manca un soggetto politico che faccia da collante?
La sfida sarà forse proprio quella di provare a creare una connessione fra queste realtà, una reteche sia in grado di costruire una rappresentanza sostenuta da una sua massa critica. Una rappresentanza utile per evitare che il crescente malcontento si manifesti attraverso azioni violente come quelle che si sono viste in Egitto e Tunisia (per non parlare della guerra in Libia), sintomatiche della rabbia di non avere un futuro o vedere i propri diritti calpestati. Azioni che finora hanno trovato una sola risposta, quella dei manganelli e delle zone rosse.
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