Amore,
Ho da poco finito Tina.
Un libro, un tuo regalo, la storia di noi due in quei giorni...
Quei ricordi non sono la nostra vita di oggi, oggi siamo un'altra cosa.
In quelle pagine, soprattutto in questi giorni che soffrivamo la lontananza, sfioravo i tuoi capelli, i tuoi fianchi, sentivo il tuo profumo.
La storia è quella straordinaria degli anni nei quali la rivoluzione, la nostra, sembrava possibile. Ma il fascismo, le tragedie della nostra parte, la democrazia della nostra Costituzione, tutto ciò non è stato.
Mi hai regalato i libri su Ramon Mercader, Tina, Serge... lo sfondo dei crimini stalinisti come monito per pensare e costruire e vincere un'altra rivoluzione possibile, un po' come provò il nostro Gramsci ad immaginare nel carcere.
Posso solo sperare di averti vicino, come compagna, amante, qualcosa di più...
Grazie per il libro, grazie a Tina per le sue foto.
Un bacio e a dopo.
Nello

1 commento:
"Tina Modotti, sorella, non dormi, no, non dormi:
forse il tuo cuore sente crescere la rosa
di ieri, l'ultima rosa di ieri, la rosa nuova.
Riposa dolcemente, sorella.
La nuova rosa è tua, tua è la nuova terra:
ti sei messa un nuovo vestito di seme profondo
e il tuo soave silenzio si colma di radici.
Non dormirai invano, sorella.
Puro è il tuo dolce nome, pura è la tua fragile vita:
d'ape, ombra, fuoco, neve, silenzio, spuma;
d'acciaio, linea, polline, si costruì la tua ferrea,
esile struttura.
Lo sciacallo sul tuo prezioso corpo addormentato
protende la penna e l'anima insanguinate
come se tu potessi, sorella, levarti
sorridendo al di sopra del fango.
Nella mia patria ti porto perché non ti sfiorino
nella mia patria di neve perché alla tua purezza
non giunga l'assassino, né lo sciacallo, né il venduto:
laggiù starai in pace.
Lo senti quel passo, un passo pieno di passi, qualcosa
di grandioso che viene dalla steppa, dal Don, dal freddo?
Lo senti quel passo fiero di soldato sulla neve?
Sorella, sono i tuoi passi.
E passeranno un giorno dalla tua piccola tomba
prima che le rose di ieri appassiscano;
passeranno per vedere quelli di un giorno, domani,
dove stia ardendo il tuo silenzio.
Un mondo marcia verso dove andavi tu, sorella.
Ogni giorno cantano i canti delle tue labbra
sulle labbra del popolo glorioso che tu amavi.
Col tuo cuore valoroso.
Nei vecchi focolari della tua patria, sulle strade
polverose, una parola passa di bocca in bocca
qualcosa riaccende la fiamma delle tue adorate genti,
qualcosa si sveglia e comincia a cantare.
Sono i tuoi, sorella: quelli che oggi pronunciano il nome tuo
noi che da ogni luogo delle acque e della terra
col tuo nome altri nomi taciamo e pronunciamo.
Perché il fuoco non muore."
Pablo Neruda
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