Sono così pieno di me stesso che non ho letto quello che era scritto sulla prima pagina, ma Andrea se n'è accorto, e ha risposto al simpatico Gramellini, pubblico per condivisione:
"Cari compagni/e, non so se vi è capitato di leggere sul "La stampa" di Mercoledì 11 ottobre il "Buongiorno" di Massimo Gramellini, parla del referendum sul protocollo del welfare. Appena l'ho letto ho capito che non potevo assistere a questa mancanza di verità nel commentare il risultato del referendum... così ho risposto a Gramellini mandandogli una mail, lascio a voi il giudizio...
E IO NON CI STO di Massimo Gramellini
La sinistra di sinistra rifiuta di aver perso il referendum sul Welfare e parla apertamente di brogli. La candidata alle primarie del partito democratico mette in dubbio la limpidezza dei risultati ancor prima che si voti. Se questa è la fiducia che si respira fra compagni, immaginarsi quanta ce ne possa essere fra tifosi di calcio, sottoscritto incluso, che riescono a scorgere dei complotti in una partita persa cinque a zero. Nessuno pretende che una multa sul parabrezza o un votaccio in pagella scatenino reazioni di giubilo, ma chi è in difetto si rifiuta sistematicamente di ammettere le proprie responsabilità e di trattare un vigile, un preside, un giudice, un'autorità qualsiasi come se fosse, appunto, un'autorità e non il portatore di interessi di parte.
Non può essere colpa solo del discredito quasi sempre meritato di cui godono le istituzioni se nessuno riconosce la sconfitta e si costruisce una realtà virtuale addosso alla vita vera, immaginando mondi paralleli dove ogni smacco è un'ingiustizia o addirittura non esiste: i cassetti delle questure scoppiano di denunce di ragazze ossessionate da ex fidanzati che respingono come stravagante e comunque provvisoria l'idea di essere stati messi alla porta. Perdere non è mai divertente. Ma se ha assunto la valenza di un verdetto intollerabile è perché le persone tendono a far dipendere la propria autostima da vicende esterne, come l'esito di un'impresa o il giudizio degli altri, non trovando più in se stesse un motivo sufficiente per rispettarsi.
La mia risposta:
E NO...SONO IO CHE NON CI STO!!! di Andrea Aimar
Caro Gramellini,
visto che lei ama le metafore calcistiche eccone una: la sua squadra perde 5 a 0 (si, 75%) e giustamente non ci sarebbe nulla da recriminare, a meno che... già prima della partita lei sapeva che sarebbe finita così. Capacità degne di Nostradamus? Una macchina del tempo? No! Semplicemente conosceva le regole del gioco e sapeva che ogni suo gol sarebbe stato considerato non valido, sistematicamente annullato. Non considererebbe la partita un farsa e non si incazzerebbe a morte non accettando la sconfitta?! Penso di sì.. ora mi spiego. Il referendum sul protocollo del 23 luglio è stato chiaramente una farsa. Dunque... si deve accettare o meno un protocollo sul welfare dove l'elemento più evidente dello scontro, tra i sì e i no, è la legge Biagi e in generale la precarietà. E' chiaro a tutti che il documento firmato da sindacati e governo non elimina le leggi vergogna che indubbiamente alimentano il fenomeno del lavoro precario. Cosa fanno allora i sindacati confederali? Decidono, per far prevalere il "loro" sì, di permettere l'accesso al voto solamente ai pensionati e ai lavoratori a tempo indeterminato. Che vuol dire? Tutti i soggetti che sarebbero potenzialmente e direttamente danneggiati dal contenuto del protocollo sono completamente esclusi dalla votazione. Le sembra democrazia questa? E' come dire che in una votazione dove si decide o meno di negare dei diritti alle persone con i capelli ricci, quest'ultimi vengano esclusi. Le lamentele e le proteste dei ricciolinuti le considerebbe incapacità di affrontare la sconfitta? E poi sono più coinvolti a decisioni sul futuro welfare i giovani o i pensionati? Beh... la risposta mi pare ovvia e imbarazzante. Se i leader della sinistra, raccogliendo il malcontento degli esclusi al voto, rivolgono critiche ai metodi della consultazione, hanno l'unica colpa di fare un egregio servizio alla democrazia. Mi sembra di aver espresso a pieno il concetto, spero che d'ora in poi, ogni qual volta lei debba commentare una partita, si ricordi di verificare se le regole del gioco erano condivise e rispettate. Grazie, un amante della verità."
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