...Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole... (Un matto - De Andrè)

...Ho sassi nelle scarpe e polvere sul cuore...

venerdì 5 settembre 2008

La nostra Città Futura

“L'avvenire è dei giovani. La storia è dei giovani. Ma dei giovani che (...) si preoccupano di armarsi adeguatamente per risolverlo nel modo che più si confà alle loro intime convinzioni”.
Queste parole furono scritte da un giovane sardo poco più che ventenne nel 1917. Si chiamava Antonio Gramsci, il più grande intellettuale italiano del 900. La frase è ripresa dalla presentazione del giornale “La Città Futura”, preparato dalla Federazione giovanile socialista di Torino per gli operai e i giovani non ancora andati al macello nelle trincee della Prima guerra mondiale.
Il futuro appartiene a noi come è appartenuto a quei nostri coetanei che nel giro di pochi anni entrarono in quel ventennio orribile che fu il fascismo, una minaccia avvertita all'epoca da pochissime persone. Gramsci fu uno di quelli e per questo fu fatto morire dopo una lunga prigionia, era a tutti gli effetti il nemico numero uno di Mussolini. Ma cosa ci insegna Gramsci in questo articolo? Che per cambiare il destino e trasformare la realtà dipende tutto da noi, che i giovani si devono istruire e disciplinare (la disciplina socialista è “autonoma e spontanea” cioè non si ubbedisce a nessuno se non a se stessi), ci si deve attrezzare con uno strumento adeguato. E questo strumento è il Partito: “L'organizzazione ha specialmente fine educativo e formativo. E' la preparazione alla vita più intensa (...) ma ne è anche l'avanguardia, l'audacia piena di ardore.”. L'entusiasmo della nostra età non può andare sprecato nell'oscurità di questi giorni, di governo nero e opposizione ombra, di silenzio assordante e ignavia. I e Le Giovani Comunisti/e si devono dare questo compito, essere “veliti leggeri e animosi”, essere quelli che vogliono cambiare il presente, combattere nelle strade razzismo e ingiustizie, prepotenza e ipocrisie, essere la forza “che muove all'assalto della vecchia città infracidita e traballante per far sorgere dalle sue rovine la propria città.”.
Noi saremo presenti il 27 settembre alla Festa in Rosso di Cuneo, l'invito che rivolgo ai giovani è quello di venire, di conoscerci e provare a vedere se le nostre storie possono già intrecciarsi per progettare la “nostra città futura”.

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